Supersantos un pallone e una città

 

Siamo partiti da una mappatura fatta per caso allenando lo sguardo, rubando immagini con il telefonino di piccoli spazi liberati, autocostruiti e vitali; la città del calcio di strada occupa interstizi di vivibilità e socialità e sopravvive in luoghi insospettabili: il sagrato di una chiesa, uno slargo in pendio, un intermezzo fra due rampe di una scala.

A Napoli dove lo spazio pubblico è spesso reso privato, lo spazio conquistato dal pallone è spazio ludico condiviso ed allo stesso tempo conteso. Un gioco universale legato al territorio e allo stesso tempo influenzato dalle immagini. Un gioco dotato di un linguaggio in cui si possono cogliere aspetti prettamente “locali” e una “globalità” di fondo sbalorditiva. La forma del campetto, le linee immaginarie, i palleggi, i pali di legno inchiodati, segnati con le pietre o con le cataste di giubbotti e felpe.

Adattamento! La decisione di “costruire” un campetto, la denominazione dello spazio di incontro, i pali “materiali” disegnati o recuperati, le linee segnate e le pozzanghere a centrocampo, le sfide e le traiettorie fuorvianti della palla leggera.

Tre spazi differenti nella stessa città, tre luoghi in mutazione, tre luci diverse, scandiscono una partita che dura una giornata: Piazza Carità; tra il cantiere e la banca Stazione Marittima: il campo di nessuno; Galleria Umberto: in caso di pioggia.

Supersantòs ha partecipato alla prima edizione della Biennale spazio pubblico ed al primo meeting della rete S.L.U.R.P. Spazi Ludici Urbani a Responsabilità Partecipata

guarda il video: supersantòs

24. October 2011
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